Siria, l’Isis è sconfitto. A dirlo apertamente è stato il presidente russo…

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Era l’annuncio che tutti aspettavano da anni e che negli ultimi tempi sembrava essere imminente: l’Isis è sconfitto. A dirlo apertamente è stato il presidente russo Vladimir Putin, così come riportano le agenzie di stampa, Tass e Interfax, con le stesse parole del leader del Cremlino. “Il ministro della Difesa Sergei Shoigu ha riferito che le operazioni sulla riva orientale e sulla riva occidentale dell’Eufrate si sono concluse con la completa sconfitta dei terroristi”, queste le parole di Putin ai giornalisti. “Ci può ancora essere qualche sacca di resistenza, ma, in generale le operazioni di combattimento in questa fase e su questo territorio sono finite”. Parole di fondamentale importanza dal momento che, per la prima volta, Mosca dichiara senza possibilità di interpretazione, che il Califfato inteso come entità territoriale è stato sconfitto e che dunque le operazioni di guerra possono considerarsi concluse.

Putin non si è fermato a questo annuncio. Secondo il presidente russo, adesso è necessario passare alla prossima fase, certamente molto complessa, che deve prevedere l’accordo di tutte le parti, del governo di Damasco, dei Paesi della regione mediorientale e delle Nazioni Unite per arrivare ad una soluzione politica. Putin, sempre ai giornalisti, ha parlato dell’importanza dell’avvio “di un processo politico, degli sforzi per creare un Congresso del popolo siriano, come è stato concordato durante l’incontro trilaterale a Sochi tra russi, iraniani e turchi”.

A dimostrazione dell’importanza di quel vertice per il futuro della Siria e, in generale, per tutto lo scacchiere mediorientale. “Mentre questo processo si sviluppa, è necessario andare a elezioni parlamentari e presidenziali: è un lavoro grosso e a lungo termine, per cominciare il quale è necessario fare almeno i primi passi, in particolare, consolidare la situazione che esiste adesso, rafforzare le zone di de-escalation, assicurarsi che lo spargimento di sangue sul territorio siriano finisca una volta per tutte e tutto vada verso una soluzione politica, pacifica”.

L’annuncio del presidente russo arriva in un momento molto importante. Nello stesso giorno in cui ha annunciato la vittoria sullo Stato islamico, in cui il contributo delle forze armate russe è stato sicuramente non solo necessario ma decisivo, è arrivata infatti anche la notizia della sua candidatura ufficiale alle presidenziali del 2018. L’annuncio della sua candidatura per un nuovo mandato, è stata dallo stesso presidente in un incontro con i lavoratori di uno stabilimento di Niznij Novgorod. Idea che molti ritenevano scontata ma che, fino ad ora, non era mai stata formalizzata. In Siria, Vladimir Putin si è giocato molto.

La guerra contro lo Stato islamico non è stata solo una guerra contro il terrorismo, ma una scelta strategica con cui la Russia si è garantita credibilità internazionale, nuovi partner nella regione mediorientale, ha mantenuto le sue postazioni militari siriane ed ha ampliato la sua capacità militare mostrando a tutti di essere ancora una potenza mondiale in grado di cambiare gli equilibri dei conflitti. Ma, come detto in precedenza in questa testata, se la Siria è stata un pilastro della politica russa degli ultimi anni e una vittoria su tutta la linea da parte di Mosca, dall’altro lato Putin è perfettamente consapevole che non può rimanere incastrato in un conflitto che rischia di trasformarsi in un ginepraio inestricabile. E dare l’annuncio pubblico che il terrorismo islamico, come entità territoriale, è stato sconfitto, significa, di fatto, chiarire che adesso le forze armate russe hanno un motivo strategico per defluire lentamente dalla Siria e cambiare la loro missione, che da offensiva diventa di controllo delle aree di de-escalations e di ripristino della normalità in tutto il territorio siriano sotto il loro controllo.

Con lo Stato islamico definitivamente sconfitto nella sua declinazione territoriale e con il controllo delle rive dell’Eufrate, adesso il ruolo di Mosca diventa non più solo quello di partner militare di Damasco ma di garante della pacificazione della Siria. L’ultimo round di Ginevra è stato un fallimento, ma Putin sta cercando in tutti i modi di riportare le Nazioni Unite al centro della risoluzione della crisi per dimostrare che la Russia non vuole essere il dominus della pace siriana ma primus inter pares della fine delle ostilità nell’ambito della maggiore organizzazione internazionale. Una scelta politica molto chiara che va messa in correlazione con le scelte di Trump di scontrarsi con le Nazioni Unite ma che serve anche per coinvolgere l’Onu in un processo che si preannuncia tutt’altro che semplice e in cui la Russia non può finire imbottigliata.

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